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archivio
6/6/08 Il Sole 24ore per Fabio Botto
31/05/08 A catechismo dai Fantastici Quattro: la filosofia a fumetti di Fabio Botto
16/2/08 Claudia Mazzilli per Le radici del silenzio
15/2/08 Donatella Bisutti per Le radici del silenzio
14/2/08 Ottavio Rossani per Le radici del silenzio
Adele Desideri per Le radici del silenzio
9/2/08 Letture per Frammenti
20/01/08 Cronache a Per un pugno di libri
TIC & JAZZ - Roma, Giardini di Castel S.Angelo
13/7/07 Cronache a Fahrenheit
21/6/07 Francesca Felicini per Le radici del silenzio
14/6/07 Cool Club.it per Cronache di un disinfestatore
15/6/07 Rockerilla per Cronache di un disinfestatore
14/6/07 ItaliaLibri.Net per Le radici del silenzio
10/6/07 Il Messaggero per Cronache
01/06/07 Diario per Antologia della poesia erotica
28/05/07 Goo! per Cronache di un disinfestatore
Ugo Gregoretti per Cronache di un disinfestatore
11/05/07 Rai Edu - Cult Book per Cronache
14/05/07 Giuseppe Furno a Radioreporter
7/4/2007 Giuseppe Furno a Playradio
1/4/2007 Giuseppe Furno a Radioclub91
23/02/07 Diario per Mister AT?
12/02/07 Le truppe carrellate a Radioreporter
5/02/07 marketingjournal per Le truppe carrellate
30/01/07 Il Meridiano per Le truppe carrellate
25/02/07 TuttoMilano per Le truppe carrellate
9-1-07 Il Domani per Antologia della poesia erotica
Diva e Donna per Antologia della poesia erotica contemporanea
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Corriere di Como per Antologia della poesia erotica
Il Giornale per ABCina
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Il Sardegna per Antologia della poesia erotica contemporanea
Poesia Erotica contemporanea
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Il Domani per Lamento di un viziato
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Ugo Gregoretti per Cronache di un disinfestatore
(Ugo Gregoretti)
Trascritto dalla presentazione tenuta da Ugo Gregoretti il 7 maggio 2007, presso la libreria Arion di piazza Monte Citorio a Roma
Lungo una strada del Sud corre in disciplinata fila un breve corteo di macchine. Sono cinque. L'ultima ?uidata da Bartolomeo Cagidiaco, giovane figlio di Omero - quest'ultimo proprietario di una importante impresa di disinfestazione e chimico esperto. Omero possiede il 50% delle azioni, l'altro 50 appartiene alla sorella Sandra, che guida la terza macchina, una spyder. Mentre sulla quarta c'?da, madre di Bartolomeo e moglie separata di Omero; il quale ?l volante della seconda macchina, una non meglio precisata 3000, foderata di legno e guttap?a. Nella prima macchina, infine, viaggia il padre di Omero, Italo. L'unico ad avere l'autista, perch?talo giace sigillato dentro una cassa da morto e la vettura ?n furgone funerario Mercedes. Vanno a Refata, paese del Sud dal nome forse immaginario, come la Vigata di Camilleri e vengono da una citt?he non si dice quale sia. N?i capisce di quale Sud si tratti; gli indizi sono molto vaghi: si dice di sfuggita che percorrano la strada avendo le colline sulla destra e il mare a sinistra, che la cattedrale di Refata sia in stile romanico integro "non come certe chiese d'abito romanico e cuore barocco"; si dice a un certo punto che la compianta madre di Omero si mangiasse le finali di tutte le parole... quindi, forse, sar?a Puglia... chiss?Comunque, un piccolo centro paradigmatico del Sud, paese d'origine della famiglia, dove il giorno dopo verr?umulato il padre, accanto alla gi?stinta madre, nella ipercromatica marmorea cappella dei Cagidiaco, i quali avranno cenato e trascorso la notte nella suggestiva villa di loro propriet?a picco sul mare e ripartiranno a sepoltura compiuta per la citt?
Questo, diciamo, ?'esiguo drappello dei personaggi del romanzo, un gruppo di famiglia, civile e bene educato, sebbene ricco di crepe e contrasti, diviso da disamori e antagonismi di varia natura, dominato da Omero, o meglio: che Omero vorrebbe pilotare senza averne la capacit? l'autorevolezza. Ma attenzione, la vera forza, la grandezza, l'epicit?i Omero nell'intreccio di questo libro, non si effonde nel suo rapporto con i pochi membri della famiglia, ai quali si aggiunge Carla, l'amante che pratica anch'essa le complesse tecniche della disinfestazione, ma soprattutto, se non esclusivamente, nella compagnia di s?tesso, del suo cervello, dei suoi pensieri, ricordi, "arzigogoli mentali", come li chiama Furno. Questo libro ?n ritratto della mente di Omero, della sua memoria, dalla quale sgorga, per il diletto di chi legge, una quanto mai particolareggiata e travolgente quantit?i informazioni entomologiche e di descrizioni tecniche e strategie antiparassitarie.
Secondo me, la grande trovata di alternare le pagine del racconto umano con quelle di una poderosa, brulicante e molto istruttiva Enciclopedia Larusse degli insetti infestanti, i cui comportamenti spesso sono pi?gorosi e razionali di quelli degli uomini che li combattono, fa di questo libro un piccolo poema epico, eroicomico, mitologico, cavalleresco, nel quale gli eroi sono i disinfestatori, che non combattono n?ccidono draghi, arpie, chimere, erinni, mostri e giganti, ma ratti norvegici, processionarie, culex pipiens, cavolaie, pappeci, e scarrafoni. Molti dei quali, Omero e Furno - che detto per inciso ha un ragguardevole passato di disinfestatore - stimano e ammirano e perfino amano...
Non a caso i nove capitoli del libro sono intitolati ad altrettanti parassiti, nelle loro forbite denominazioni entomologiche latine: Rhizopertha dominica, Thaumatopoea pityocampa, Rattus norvegicus, Musca domestica, Blatta orientalis, eccetera. Ed ?on ammirazione che Omero descrive l'impresa notturna di tre ratti in una fabbrica di pasta all'uovo, ripresi con telecamere a infrarossi: " A dire il vero, suo padre gli aveva parlato spesso dei furti con destrezza perpetrati dai ratti, ma Omero prendeva quei racconti come fantasie di un anziano disinfestatore che, al pari di un vecchio marinaio, ricorda, ingigantendole, le proprie gesta tra tempeste e pericoli di varia natura." Ma invece, quel giorno, di fronte alle immagini verdognole di quei ratti intenti a portar via uova, Omero prendeva atto che la realt?uperava di molto i racconti paterni: "Incredibile... aveva mormorato, guardando quel piccolo Rattus norvegicus, probabilmente una femmina, che, a pancia in su, sorreggeva un uovo con le quattro zampe, mentre due surmolotti di grosse dimensioni, afferrata la coda del compagno tra i denti, lo trascinavano fuori dal magazzino.
Omero stima i ratti ma non ama la Musca domestica e, meno che mai, la Culex pipiens, cio?a zanzara femmina succhia-sangue. Una delle pagine pi?vertenti di questo ironicissimo libro ?uella in cui Furno descrive la guerra notturna in camera da letto tra Omero e una Culex pipiens che vuole pungerlo a tutti i costi. E nella descrizione analitica di questa puntura, Furno sfodera un linguaggio scientifico da fare invidia ad un entomologo: Omero " vede lo stiletto mascellare, quello mandibolare, la prefaringe e il canale salivare perforare in blocco l'epidermide, iniettare la saliva anticoagulante nella ferita e cominciare a succhiare sangue."
Questa scena della Culex pipiens che ronzando si getta in picchiata su Omero, il quale combatte in piedi contro l'astutissima zanzara, mi ricorda - e mi sembra ulteriore pregio - un vecchio cartone animato di Walt Disney, con una zanzara altrettanto aggressiva e il povero Pluto al posto di Omero.
Parliamo un po' ora della scrittura di Giuseppe Furno, della quale apprezzo in particolare l'insistenza analitica, nel riprodurre con assoluta precisione gli oggetti reali nei minimi dettagli e le situazioni pi?turali, senza omettere nulla, neppure il passaggio pi?parentemente insignificante. Scrittura in tempo reale, "flaubertiana" starei per dire, se non temessi di esagerare; scrittura paziente, molto paziente. Del resto fu proprio Flaubert a definire l'arte una lunga pazienza.
Esempio: dopo aver indugiato nel descrivere l'estasi pregustativa di Omero che si accinge ad assaporare dei profumati e tiepidi suppl?Furno non tralascia, alla fine, che dopo aver bevuto anche una birra, Omero scalza con la punta della lingua un residuo di arancino dallo spazio interdentale. E non sfugge, all'implacabile completezza del quadro, neppure l'emissione finale di un rutto.
Preziosit?ontrastanti con questa secchezza documentale sono peraltro alcune similitudini e metafore ingegnose che consentirebbero di inserire Furno in una ipotetica corrente neo-marinistica di alta qualit?Omero rievoca un pudico approccio giovanile: " i polpastrelli scivolano dalla nuca sulla schiena, leggeri, delicati, seguendo i pronunciamenti della spina dorsale: dita di cieco che legge il suo primo alfabeto".
Ecco l'assalto zoomorfico al buffet di un congresso: " tra ciance, sorrisi, baci e strette di mano, invadere il buffet e divorare il divorabile, come t?iti di casta feconda alle prese con legno d'ontano".
Ecco una similitudine ferroviaria: Omero, dopo una lite violentissima con la moglie da lui provocata, resta " solo, a contemplare lo sfacelo nato da una banale leggerezza, come un ferroviere che, distratto da una barzelletta di un collega, ridendo, chiuda lo scambio sbagliato e veda il treno deragliare."
E subito dopo una metafora marittima: ai parenti accorsi sulla terrazza a picco sul mare richiamati dal clamore della lite, Omero volta le spalle " agguanta il corrimano della ringhiera e si immedesima in un navigatore antico che, senza temere l'ignoto, mollati gli ormeggi della vela, parta alla ricerca di nuove terre".
Io invece mi fermo qui. Anche se potrei andare avanti sino a domani. Ho letto questo libro due volte di seguito, con diletto crescente, ho riempito un quadernetto di appunti, ho detto la decima parte delle cose che avrei voluto dire. Ne dico ancora una: condivido con Omero, e per interposto Omero, con Giuseppe Furno, l'amore per i Lepisma saccarina, detti comunemente pesciolini d'argento, quegli animaletti che nascono nei libri, vivono nei libri mangiando libri, escono talvolta dai libri, anche dai miei quando non li sfoglio da qualche tempo e scappano, eppure poi restano immobili, fingendosi morti, per scampare il pericolo di venire uccisi. Espediente che gli entomologi chiamano tanatosi. Ecco, mi piacerebbe campare fino al giorno in cui potrei veder uscire i pesciolini d'argento anche da questo libro.
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